Il progetto Paese Liberato è nato nel gennaio 2015, quando una cinquantina di persone, provenienti da varie parti d’Italia, si sono incontrate per la prima volta all’ecovillaggio di Granara per confrontarsi su un sogno comune: creare una comunità ecosostenibile e basata sul mutuo aiuto, nella quale ogni individuo fosse libero di crescere ed esprimersi in armonia con l’ambiente e con il gruppo. Queste persone non si conoscevano, eppure da subito è emersa una forte affinità di ideali e visioni della vita, oltre a un grande bagaglio di storie, esperienze e competenze che ognuno avrebbe potuto mettere a disposizione della comunità.

Riunione a Granara - marzo 2015
 
Riunione a Punta Corvo - giugno 2015



 

L'idea alla base del progetto è il recupero di un borgo abbandonato da ripopolare e nel quale far rivivere le tradizioni e i saperi che in tanti luoghi agricoli e montani sono andate perse a causa della migrazione degli abitanti verso le città. L'ultimo censimento Istat parla di circa 6000 borghi abbandonati in Italia, che si sono via via spopolati per diverse cause: i vecchi alpeggi, ad esempio, sono stati abbandonati con il boom economico del secondo dopoguerra, preferendo ad essi condizioni di vita migliori, più comode, andando a lavorare in fabbrica o emigrando in altri Paesi. Ci sono borghi abbandonati perché troppo isolati; altri perché distrutti da continui terremoti, frane e alluvioni.

Vogliamo costruire qualcosa di nuovo, un modello sociale ed economico più rispettoso degli individui e dell’ambiente, partendo però dalla riqualificazione di strutture già esistenti, che recano con sé la memoria di un passato che è importante recuperare e tutelare.

Da quella prima riunione hanno subito preso il via le esplorazioni, che ci hanno portato in pochi mesi a visitare una settantina di borghi dalla Liguria all’Abruzzo, alla ricerca di un luogo che rispondesse a determinate caratteristiche, tra cui esposizione ottimale per l’agricoltura, presenza di acqua, facile raggiungibilità, presenza di terreni agricoli sufficientemente estesi, ampia dimensione degli spazi abitativi, possibilità di costruire ex novo attraverso tecniche di bioedilizia.

   

 

Già dalle prime riunioni abbiamo deciso di costituirci in Associazione di promozione sociale per dare al progetto una forma e degli obiettivi più concreti. La stesura dello statuto è stata una bellissima occasione per confrontarci su ciò che vogliamo creare all’interno del nostro futuro Paese, sulle attività che vogliamo realizzare, sul tipo di educazione che vogliamo dare ai nostri figli…in breve, sul messaggio e modello di società che vogliamo diffondere.

IL PROGETTO OGGI

Le ricerche continuano. Le esplorazioni e gli incontri mensili ci hanno permesso in questi mesi di conoscerci meglio e di approfondire le nostre affinità e differenze, sempre nel reciproco rispetto e con la voglia di cercare dei punti di incontro. A luglio abbiamo partecipato al raduno annuale della Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE) ospitato dall’ecovillaggio Habitat, dove abbiamo presentato il progetto e raccolto tanto sostegno e molti spunti per le nostre future attività.

Nel tempo è emerso sempre più il bisogno di trovare una sede per le riunioni e per le attività dell’associazione, e durante l’estate alcuni membri del gruppo, decisi ad iniziare una prima convivenza, si sono impegnati nella ricerca di un posto adatto. Grazie a questo primo nucleo di pionieri, da settembre  2015 Paese Liberato non è più solo un’ideale, ma un luogo fisico dove abbiamo iniziato a sperimentarci come gruppo e come comunità. La nostra casa si trova a Sommo Ripola, un piccolo borgo in pietra nelle vicinanze di Licciana Nardi, in Lunigiana, con undici ettari di terreno tra castagneti, boschi e uliveto.

Dopo i primi lavori di ristrutturazione degli spazi abitativi le nostre forze si sono concentrate nella raccolta delle castagne e nella loro conservazione attraverso la novena (tecnica tradizionale utilizzata nei luoghi di provenienza di alcuni membri del gruppo). Durante l’autunno abbiamo venduto le castagne a diversi GAS a Parma, Milano e Bergamo; abbiamo partecipato con le nostre caldarroste, torte, tisane e creme autoprodotte a numerosi eventi e mercati contadini, tra cui il raduno nazionale di Genuino Clandestino a Milano. Questo ci ha permesso di avviare la nostra economia interna e finanziare le spese della comunità e dell’Associazione.

 

 

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